giovedì 20 gennaio 2011

la lista della spesa


Scivola ignara sul finestrino della nostra ultima crociera insieme, mia piccola lacrima grigia, inconsapevole del destino dell’umanità
che gioca al gioco del nascondersi per non più guardarsi negli occhi
ed è da troppo tempo che questa roulette russa non finisce i proiettili
quanti ancora i genocidi da appuntare alla lavagna, come fossero ordinari calcoli algebrici?

Ma allora ci vorrebbe qualcosa per tirarsi un po’su,
amici miei, fratelli e flagelli
brindiamo con il lordume delle vesciche purulente dei nostri cuori infranti
lasciati a marcire nello squallore di un volgare bordello
e tutti insieme sulla giostra abbacinante dei sogni puerili
e che si confonda il dolore vero con l’ignaro modismo giovanile
nello smodato acquistare conoscenze a poco prezzo
e qualche nota tinteggiata qua e là
fiammelle di carta egocentricamente volano al centro dell’universo
nell’obolo delle donazioni di organismi mutanti
aborrii, aborti, dolori e squassati sulle zattere di quelle albe senza colore si osserva il sorgere del nudo greco magistrale che è la fine del tempo, lo sguardo dotato d’un’inaudita possanza
 dischiude il seno a un abbraccio vorace e lussurioso

ti diverti, sadica puttana?, divinità d’una scottante invidia
e se non fosse per il muro di codardia che separa l’uomo dall’animale
staremmo ancora tutti a mangiare pulci per combattere i morsi della fame
mentre ignorantemente al mattatoio d’una lordura demente si portano i bambini partoriti dalla placenta d’una vacca scialba la cui anima fu venduta per un tozzo di mondo intristito dalla muffa dei secoli
mentre incessantemente prosegue la mungitura di friabili incostanze e maldicenze
insieme agli insulti giornalieri degli ipocriti occhi dolci di dorate spiagge di sconsiderata inutilità
e forse il candeggio dei nostri sentimenti era sbagliato, ed ha mescolato i colori sino a creare un’indeterminata miscelanza di combinazioni fortuite senza apparente senso
che soltanto il grido silenzioso d’un vagabondo qualsiasi potrebbe svelare
come fosse il più antico profeta di più antichi segreti
ultime pagine di una bibbia composta di divino pettegolezzo
e dinanzi a uno schermo televisivo, vomitante quei sempiterni vacui soffi d’un fetore unico,
accondiscendente,
gelosamente tenuto fra l’intimo della biancheria e dello spirito
ci si abbruttisce come pesci al giogo d’un acquario di deliranti terrori
e si fa la lista della spesa, senza troppo pensarci:

  • vivere
  • partorire
  • sopravvivere
  • mangiare
  • scopare
  • scopare
  • mangiare
  • dormire
  • mangiare
  • sopravvivere
  • guardare il mondo con gli occhi di un altro
  • rubare i sogni a chi di sogni non ne ha
  • scopare
  • scopare e poi dormire
  • mangiare prima di dormire
  • andare a procacciare le nostre menzogne di sempre
  • dolore
  • dolore
  • dolore
  • dolore
  • dolore
  • dolore
  • dolore
  • dio
  • odio
  • odio
  • odio
  • odio
  • odio
  • odio
  • odio
  • odio
  • odio (aiutatemi)
  • uccidere
  • guardare qualcuno morire
  • il tempo scorre senza che noi possiamo chiedergli il permesso di putrefarci
  • tutto questo è un incubo
  • delirio
  • dolore
  • odio
  • scopare e mangiare e scoprire che non molto ha troppo senso
  • il  mondo è una pozza d’acqua
  • perché conosco tanto poco?
  • pane
  • latte
  • mandarini e arance
  • non è stagione per l’amore
  • il martirio con le patate
  • anatra impiccata con viscere di un silenzio troppo prolungato
  • solitudine all’aneto
  • polpette di lacrime
  • dolore
  • dolore
  • scopare (?)
  • chi sei tu?
  • non voglio conoscere il destino dell’universo, perché sono un bambino
  • piangere
  • manie di protagonismo
  • uccidere
  • delirio
  • sorridere (?)
  • non pensare
  • odio
  • odio
  • odio
  • odio
  • mangiare dormendo
  • scopare morendo
  • il torpore va passando
  • rimare il volto d’una donna meravigliosa
  • odioodioodioodioodioodiooddiooddiooddiooddiooddiooddioodioodioodioodioodioodioodio
  • è una follia lancinante sulle note d’un jazz sbagliato, la lista della spesa di questi sconsiderati e ritmici danzatori lombici che come vermi si contraggono nella morsa gelida del vento primaverile mentre le piogge estive esitano a spazzare i peccati del mondo, e metto tutto nel più grande dei carrelli; la commessa, ironicamente, sorride. Fuori vedo che sta piovendo. Una piccola lacrima grigia fa capolino, dispettosa, dal fondo dei miei ricordi.  Non so quanti sacchetti scegliere, e cosa dell’esistenza terrena sia in saldo. È un piccolo passo perché in così pochi possano farlo.


Ho troppa paura per chiedere il conto.
È tutto così stonato da non avere che bordi sbavati come il rossetto sorridente di un clown stupratore di bambini, violento in un mondo di violenti, senza la benché minima considerazione da parte di un pubblico ingrato e fischiante.
Si tirino pure chiodi e croci a chi è sotto i riflettori, la polvere farà tossire i falliti, invidiosi perdenti, mancatori di istanti preziosi, hanno pensato a scopare mangiare odiare uccidere dormire distruggere annichilire divinizzare divorziare mentire perturbare distrarre sedurre soffrire piangere morire vivere e morire ancora donando la vita già segnata da un contratto a tempo determinato con un’agenzia delle imposte ignobile senza che il signore dio nostro abbia creduto fosse d’uopo ingrandire la clausola ultima della dannazione.
Nella vita, si è forse almeno una volta avvocati del diavolo, no?

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